Cosa vedere alla National Gallery di Londra

Fare una top 10, 20, 30 o più sulle opere da vedere alla National Gallery di Londra è qualcosa di alquanto azzardato per me, perché rimarrà fuori sempre qualcosa per cui valga davvero la pena spendere un po’ di ore ammirare in tutta calma.

In questo articolo vi propongo una sorta di traccia di opere divise per epoche da cui cominciare la visita ad una delle Gallerie più belle e ricche d’Europa.

Man mano che girerete vi accorgerete di essere letteralmente assorbiti da dipinti che vi circondano e da lì, uno accanto all’altro (un po’ come mangiare le ciliege) vi coinvolgeranno e porteranno in un viaggio unico alla scoperta dell’arte.

La National Gallery ospita la collezione nazionale di opere pittoriche di ogni scuola dell’arte europea occidentale, dalla fine del Tredicesimo secolo al 1900.

 

1250-1500 Ala Sainsbury

 

ANTONELLO DA MESSINA – SAN GEROLAMO NELLO STUDIO 1474-74

Antonello da Messina, San Gerolamo nello studio

Antonello esegue il dipinto durante il suo soggiorno veneziano. San Gerolamo nello Studio è un’opera di piccole dimensioni, ma ricca di dettagli, chiaro punto di connessione con la pittura fiamminga. Infatti Antonello trova equilibrio tra l’arte italiana e quella nordica. Possiamo vedere, libri, animali, oggetti tutti dipinti con grande precisone per i dettagli e con “verità ottica”.

Sulla destra in penombra vediamo avanzare il leone, simbolo del santo.

 

 

 

GIOVANNI BELLINI – IL RITRATTO DEL DOGE LOREDAN 1501-04

Giovanni Bellini, Il doge Loredan

Giovanni Bellini nasce in una famiglia d’arte; figlio di Jacopo pittore, fratello di Gentile, anch’egli artista e in seguito diventerà il cognato di Andrea Mantegna.

Questo famoso e bellissimo ritratto viene eseguito dopo l’elezione di Leonardo Loredan alla carica di doge nel 1501. Il Loredan è ricordato come un personaggio collerico, ma ritratto dal Bellini con serena impassibilità. Solitamente nei ritratti ufficiali, come questo, il soggetto viene raffigurato di profilo e non di tre quarti come fa il Bellini. Il busto è quasi frontale, la testa leggermente girata di lato e lo sguardo fissa un punto alla sinistra dello spettatore. Il doge ha un abito elegante e prezioso di broccato bianco e oro, con bottoni, anch’essi d’oro, che chiudono la veste; il copricapo è dello stesso tessuto della veste. In questo ritratto abbiamo l’esito artistico più alto del Bellini.

 

 

 

SANDRO BOTTICELLI – VENERE E MARTE- 1480-90 ca

Sandro Botticelli, Venere e Marte

Alessandro Filipepi, detto Botticelli, figlio di un conciatore fiorentino deve il suo apprendistato grazie alle conoscenze del fratello presso la bottega di Filippo Lippi. Il dipinto appartiene ad un piccolo gruppo di composizione profane per cui il Botticelli oggi è famoso. La forma della tavola e il soggetto suggeriscono trattarsi di un pannello decorativo di una panca o di un cassone, per l’occasione di uno sposalizio. Venere Dea dell’Amore e della Bellezza veglia sul suo amante, il Dio della Guerra Marte, mentre dorme e non viene svegliato né dai satiri che giocano con una conca marina, né dalle vespe che gli ronzano intorno. Le vespe potrebbero alludere al nome della famiglia per cui Botticelli lavorava, ovvero i Vespucci.

 

 

JAN VAN EYCK – I CONIUGI ARNOLFINI – 1434

I Coniugi Arnolfini

Conosciamo bene questo doppio ritratto del maestro fiammingo, il quale con grande maestria e qualità riesce ad imitare ogni tipo di superficie: il pelo setoso del cane, il lucido ottone del lampadario, il vetro convesso dello specchio. Ancor più straordinari sono i colori di Van Eyck. Pensate che per molti anni l’invenzione della pittura ad olio era stata attribuita proprio al pittore fiammingo. La luce perfettamente prodotta, sembra provenire dalla finestra a sinistra e inondare tutte le superfici del dipinto.

 

 

LEONARDO DA VINCI – LA VERGINE DELLE ROCCE- 1492-1508

Leonardo, La Vergine delle Rocce

Il dipinto viene eseguito per una congregazione laica, la Confraternita dell’Immacolata Concezione della Chiesa di San Francesco Grande a Milano.

Una versione antecedente, probabilmente venduta al re di Francia si trova oggi al Louvre. Il piccolo Battista si ripara sotto il manto di Maria e venera il Cristo infante in uno sfondo freddo e dal desolato paesaggio.

 

 

ANDREA MANTEGNA – LA PREGHIERA NELL’ORTO- 1460 ca

Andrea Mantegna, Preghiera nell’orto

Oggi esposta accanto alla “Preghiera nell’orto” del cognato Giovanni Bellini, dove possiamo notare le differenze negli stilli dei due pittori. Mentre l’opera del Bellini è intrisa di speranza, quella del Mantegna ha un tono più severo e drammatico, dove esalta la sofferenza del Cristo. Il paesaggio e le rocce eseguiti così nitidamente lasciano sembrare che manchi l’aria.

 

 

PIERO DELLA FRANCESCA – BATTESIMO DI CRISTO – 1450-60

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo

Come Paolo Uccello, appassionato alla geometria e alla prospettiva, anticipò Leonardo nell’interesse per il comportamento della luce e della sua resa pittorica. L’albero delimita lo spazio riservato agli angeli che si tengono per mano e simboleggiano la concordia. Nella tela la luce schiarisce al massimo i colori.

 

 

ROGIER VAN DER WEYDEN – LA MADDALENA CHE LEGGE- prima del 1438

Rogier van der Weyden, Maddalena che legge

Si forma presso la bottega di Robert Campin, in seguito viene nominato pittore ufficiale della città di Bruxelles e impiegato alla corte borgognona, acquistò così fama internazionale. Nel dipinto la figura è identificabile dal vaso di unguenti posto a terra, con cui ha unto i piedi del Cristo. C’è grande maestria nel dettaglio naturalistico, evidenziato qui dalle teste dei chiodi infisse nel pavimento. La tavola è il frammento di una pala d’altare, le cui rimanenti parti sono oggi conservate a Lisbona.

 

 

1500-1600 Ala Ovest

 

MICHELANGELO – MADONNA DI MANCHESTER – 1497 ca

Michelangelo, Madonna di Manchester

Opera incompiuta del giovane Michelangelo, la Madonna con Bambino, San Giovannino e angeli (detta Madonna di Manchester), viene documentata solo dal 1700. L’appellativo di Manchester viene dato perché stata inclusa nella mostra  di Art Treasures tenutasi nella città di Manchester nel 1857. A differenza della Deposizione nel sepolcro, eseguita poco più tardi, essa è stata dipinta con tempera a uovo.

 

 

BRONZINO – ALLEGORIA CON VENERE E CUPIDO – 1540-50

Bronzino, Allegoria con Venere e Cupido

Agnolo di Cosimo, detto il Bronzino, lavorò presso la corte fiorentina del Duca Cosimo de’ Medici. Allievo e assistente del Pontormo, diviene famoso come ritrattista ufficiale del duca e della duchessa. Il dipinto ha suscitato diverse reazioni sin dal momento della sua acquisizione alla National Gallery. Il significato simbolico della scena centrale è l’amore impudico, tra Venere e Cupido. I corpi realizzati freddi come il marmo si stagliano su un meraviglioso sfondo azzurro oltremare.

 

 

GIOVAN BATTISTA MORONI – IL SARTO- 1570 ca

Moroni, il sarto

Nativo della provincia di Bergamo, operò in città dal 1554. Per tutta la vita modellò la sua pittura di carattere religioso su quella del suo maestro Moretto. Ma il suo vero talento era la ritrattistica. Il dipinto viene eseguiti con grande realismo e grande equilibrio nella descrizione degli oggetti, dei dettagli dell’abito e della fisionomia e dell’espressione.

 

 

RAFFAELLO – PAPA GIULIO II- 1511-12

Raffaello, Ritratto di Papa Giulio II

Uno dei miei ritratti preferiti in assoluto!

Il dipinto viene datato dalla barba di Giulio II che si fece crescere dopo la sconfitta militare e la conseguente per

dita della città di Bologna nel 1511; ma nel marzo 1512 se la fece tagliare. Giulio II non viene ritratto frontalmente, come di consueto per i papi, ma Raffaello sceglie una posizione angolare e cattura un momento di tranquilla contemplazione.

 

 

SEBASTIANO DEL PIOMBO – RESURREZIONE DI LAZZARO- 1517-19 ca

Sebastiano del Piombo, Resurrezione di Lazzaro

Sebastiano Luciani, nominato nel 1531 Custode del Piombo (sigillo papale), da allora conosciuto come Sebastiano del Piombo, già nel primo decennio del 1500 diventa pittore preminente a Venezia. Il dipinto viene commissionato per la diocesi di Narbonne, nel sud della Francia, e doveva essere colocato accanto alla Trasfigurazione di Raffaello.

 

 

PAOLO VERONESE – LA FAMIGLIA DI DARIO DAVANTI AD ALESSANDRO – 1565-70

Paolo Veronese, La famiglia di Dario davanti ad Alessandro

Dopo la morte di Tiziano, insieme a Tintoretto divennero le figure dominati a Venezia.

L’opera di notevoli dimensioni e impatto racconta un episodio di storia antica, dove il Veronese accosta colori riccamente saturi. I suoi dipinti sembrano riflettere la luce solare anche in ombra senza la perdita del modellato o della percezione spaziale.

 

 

 

1600-1700 Ala Nord

 

CARAVAGGIO – CENA IN EMMAUS – 1601

Caravaggio, Cena in Emmaus

Il dipinto viene collocato tra quelli giovanili e quelli della maturità artistica del Caravaggio.

Esegue il medesimo soggetto nel 1606 oggi conservato a Brera, dove la resa della luce è migliore. Il soggetto narra della prima miracolosa apparizione di Cristo ai discepoli dopo la Resurrezione.

 

ANTHONIE VAN DYCK – RITRATTO EQUESTRE DI CARLO I – 1637-38 ca

Anthonie van Dyck, Ritratto equestre di Carlo I

Grazie al suo soggiorno in Italia tra il 1621 e il 1627 conosce la pittura contemporanea e sviluppa una devozione verso Tiziano. Questo dipinto diventerà l’archetipo presente su tutti i sigilli della Corona d’Inghilterra. Sopra l’armatura Carlo I indossa un medaglione con l’immagine di San Giorgio e il drago. Presenta una prospettiva di tre quarti e il sovrano ha un’aria pacata mentre monta il suo destriero.

 

 

RUBENS – SANSONE E DALILA- 1609-10 ca

Rubens, Sansone e Dalila

Nel 1608 Rubens torna ad Anversa dove viene immediatamente nominato pittore ufficiale dei reggenti dei Paesi Bassi. Il dipinto viene eseguito per il suo caro amico e cliente, Nicolaas Rockocx, destinato a sovrastare il caminetto del suo grande salone. La storia è tratta dall’Antico Testamento, dove Dalila seduce il grande Sansone per poi tagliargli i capelli una volta addormentato. .

 

 

NICOLAS POUSSIN – IL TRIONFO DI PAN – 1636

Nicolas Poussin, Trionfo di Pan

È uno dei numerosi dipinti commissionati al pittore francese da parte del Cardinale Richelieu, destinati alla decorazione di una stanza del suo Castello a Poitou. La composizione deve molto a un’incisione di Giulio Romano, allievo di Raffaello, ma dimostra anche una buona conoscenza dell’antichità.

 

 

PHILIPPE DE CHAMPAIGNE – IL CARDINALE RICHELIEU- 1637 ca

Philippe de Champaigne, Ritratto del Cardinale Richelieu

Stabilitosi nel 1621 a Parigi ben presto diventa uno dei maggiori artisti della città. Si forma nelle fiandre sotto l’influenza di Rubens e Van Dyck.

Nel ritratto di Richelieu il cardinale posa nell’atteggiamento dei re francesi, non potendosi far ritrarre come vero monarca.

 

 

 

 

ANNIBALE CARRACCI – PIETÀ CON TRE MARIE –

Annibale Carracci, Pietà con tre marie

Grande protagonista del panorama Bolognese sul finire del Cinquecento, Annibale con il fratello Ludovico e il cugino Agostino fondano l’accademia dei Desiderosi, detta poi degli Incamminanti.

In questo dipinto la scena è di forte impatto drammatico, con dei colori che vengono esaltati soprattutto nelle vesti delle donne.

 

 

1700-1930  Ala Est

 

GEORGE STUBBS – WHISTLEJACKET – 1762

George Stubbs, Whistlejacket

Formatosi come pittore paesaggista, approfondirà nella sua carriera lo studio dell’anatomia umana ma soprattutto equina. Abbiamo numerosi dipinti di animali e cavalli eseguiti dal pittore inglese.

Questo dipinto dalle dimensioni sbalorditive, è sicuramente il più famoso dipinto di cavallo da corsa che Stubbs esegue. Leggi il mio articolo su Whistlejacket

 

 

CLAUDE MONET – IL LAGHETTO DI NINFEE – 1899

Claude Monet, Laghetto con ninfee

Il dipinto fa parte di quel gruppo di opere che Monet esegue dando unica importanza alla natura e non agli stabilimenti o ai personaggi. Ben famosa è la sua casa a Giverny dove si ispira per la realizzazione di tutte le sue opere con ninfee.

 

 

VINCENT VAN GOGH – GIRASOLI- 1888

Vincent Van Gogh, Girasoli

Van Gogh amava così tanto i girasoli che decide di realizzare diverse opere con questo soggetto per decorare la sua casa.

Ritiene che solo due tele erano degne di essere esposte nella stanza di Gauguin. Questo dipinto è il primo esempio riuscito della tecnica di Van Gogh del “chiaro su chiaro”, dove il giallo (per lui emblema della felicità) è il colore predominante.

 

 

JOHN CONSTABLE – IL CARRO DI FIENO – 1821

John Constable, Il carro di fieno

Constable famoso per i suoi paesaggi del Suffolk, tutt’oggi esistono dei percorsi per vedere dal vivo quei paesaggi che il pittore inglese ha riprodotto sulle sue tele. Il dipinto ritrae la casa rurale dell’agricoltore Willy Lott situata accanto al canale del fiume Stour, nei pressi di Flatford Mill.

 

 

GEORGES-PIERRE SEURAT – BAGNANTI AD ASNIÈRES – 1884

Georges-Pierre Seurat, Bagnanti ad Asnières

Questa è la sua prima tela di grandi dimensioni, e per realizzarla esegue oltre venti disegni preparatori sia a matita che a olio. La scena è ambientata in un tratto della Senna a nord-ovest di Parigi, dove in lontananza si vedono i grandi stabilimenti industriali di Clichy, mentre in primo piano alcuni lavoratori si rilassano sulle rive del fiume.

 

Fatemi sapere se avete già visitato la National Gallery, cosa ne pensate e quale la vostra (o le vostre) opere preferite. Io no ho sicuramente più di una.. Il mio top è Whistlejacket, ovviamente, ma ci sono dipinti che ti restano impressi negli occhi e nel cuore come il ritratto di Giulio II, Carlo I a cavallo, il Doge Loredan di Bellini per non parlare dei tre grandi maestri del Cinquecento italiano: Raffaello, Michelangelo e Leonardo.

Per chi non lo sapesse l’ingresso alla National Gallery è gratuito, sempre, come ogni museo statale in Gran Bretagna. E’ concesso fotografare purché senza flash. Sempre a disposizione un personale gentile e premuroso che sa indicare la direzione delle varie sale ed eventuali spostamento di opere (cosa che capita spesso).

 

National Gallery

 

 

 

 

Sala dei Cavalli, Palazzo Te a Mantova di Giulio Romano

La SALA dei CAVALLI,  Palazzo Te a Mantova  – Giulio Romano e Bottega

 

Oggi vorrei soffermarmi sulla sala di un Palazzo interamente dedicata ai cavalli. Qui possiamo ammirare degli affreschi a grandezza naturale dei migliori cavalli di razza Gonzaga appartenuti alla famiglia di Mantova.

 

Sala dei Cavalli, parete con Morel Favorito

Gli interni dei Palazzo Te vengono decorati su progetto dell’artista romano, che si avvale di una serie di collaboratori, tra il 1527 e il 1528.

Alcuni vengono decorati con elementi già utilizzati nelle ville dei Gonzaga, come la Sala delle Imprese e la Sala dei Cavalli.

Quest’ultima ideata per prima, in un ampio spazio dove precedentemente c’erano le scuderie dei Gonzaga, viene adibita a sala di ricevimento e da ballo.

Le architetture e le lesene corinzie dipinte, incorniciano i sei splendidi esemplari di cavalli, i favoriti di Federico II, allevati dalla stessa famiglia.

 

Cavallo baio

I Cavalli dei Gonzaga erano molto famosi e conosciuti in tutta Italia, tanto che la razza di corte veniva allevata e diversi esemplari venivano poi venduti in tutto il paese. Poter montare un cavallo di razza Gonzaga era un solo onore e privilegio riservato ai re, duchi, papi e all’alto clero.

La celebrazione dei tanto cari cavalli dei Gonzaga era già stata introdotta nel Palazzo di Marmirolo e sarà poi ripresa anche nell’appartamento di Troia in Palazzo Ducale a Mantova.

Nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, di questi sei cavalli, due sono riconoscibili tramite i loro nomi scritti sui basamenti: Morel Favorito e Dario. I nomi di altri due cavalli, Bataglia e Glorioso, ci vengono forniti dalle fonti storiche.

I sei cavalli, tre grigi, 2 bai e uno morello, sono ritratti a grandezza naturale stagliati su uno sfondo paesaggistico e architettonico sempre gradito a Giulio Romano.

Morel Favorito e Dario, sono i due cavalli sul lato destro delle due pareti più grandi. Il primo, prende il nome dal colore del suo manto, cioè morello, mentre il secondo presenta un mantello chiaro, cioè grigio.

 

Sala dei Cavalli, Dario

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Lo sapevate che…

– Quasi tutti i cavalli hanno la pelle scura, tranne dove hanno macchie, come sul muso o nella parte bassa delle zampe, dove la pelle è rosa. Solo pochi cavalli completamente bianchi, chiamati albini, hanno la pelle rosa ovunque. La maggior parte dei cavalli che pensiamo siano bianchi in realtà sono grigi. Hanno la pelle scura, ed è ben visibile sul muso, attorno alla bocca.

Il colore degli occhi è solitamente uguale a quello del mantello. Dato che la maggior parte dei cavalli ha  la pelle scura anche gli occhi sono scuri. Solo nei casi degli albini e dei maculati gli occhi sono chiari –

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Sala dei Cavalli, Morel Favorito

 

Morel, ritratto sul suo profilo sinistro, presenta una corporatura robusta e lo sguardo di tre quarti rivolto allo spettatore. È ritratto nella giusta postura, con la zampa anteriore destra un po’ più indietro rispetto alla sinistra, ma diversa rispetto agli altri cavalli nella sala. Le redini della briglia sono poste quasi in cima al collo, e non al garrese come dovrebbe essere. La briglia è molto semplice rispetto a quelle negli altri affreschi. Porta un pennacchio nero ed un cuffino rosso; il primo è elemento puramente decorativo e di eleganza, il secondo, oltre ad essere elegante, dovrebbe proteggere le orecchie da insetti.

Gli zoccoli poggiano su un cornicione ad affresco davanti alle paraste corinzie.

Alcuni documenti presi in esame hanno rivelato che Morel Favorito, amatissimo da Federico II muore nel 1524, alcuni anni prima dell’esecuzione di Palazzo Te. È quindi probabile che il ritratto dell’animale nella Sala dei Cavalli, sia stato eseguito sulla base di un disegno preesistente o sulla copia di un ritratto. L’affresco viene eseguito probabilmente come ricordo del cavallo amatissimo da Federico e degno di comparire nella Sala dei Cavalli, con i migliori esemplari della razza Gonzaga.

Sala dei Cavalli, Palazzo Te. 1527-28 (fonte immagine Wikipedia)

Come tecnica esecutiva è stata realizzata esclusivamente l’incisione su cartone. Il cavallo è stato dipinto in un’unica giornata, comprendente anche la cornice e il basamento inferiore. Giulio ha avuto un ripensamento sul paesaggio, che viene rieseguito dopo una nuova stesura di intonaco su una precedente.

Accanto ai cavalli abbiamo una serie di nicchie abitate da personaggi illustri e divinità, sovrastate da riquadri che raccontano le fatiche di Ercole.

Nel soffitto ligneo a cassettoni intagliato e rivestito di foglia d’oro, sono rappresentate le imprese più care a Federico II: quella del Ramarro e quella del Monte Olimpo.

 

Una visita è di dovere. Per prima cosa per l’eleganza di Palazzo Te, e poi godervi lo splendore della città di Mantova,  una delle corti più amate del Cinquecento in Italia.

 

Soffitto ligneo a cassettoni

 

Disegni di Michelangelo all’Ashmolean Museum di Oxford

Drawings by Michelangelo, è una piccola esposizione presso l’Ashmolean Museum di Oxford dove possiamo vedere gli studi architettonici e di figure che Michelangelo esegue durante la sua lunga vita.

 

L’Ashmolean possiede una delle più importanti collezioni al mondo di disegni prodotti da  Michelangelo Buonarroti. Grazie ad un generoso prestito avvenuto lo scorso anno, il Metropolitan Museum di New York ha potuto presentare l’esposizione, Michelangelo: Divine Draftsman and Designer.

 

Sansone e Dalila

 

Sansone e Dalila -particolare-

 

I 26 disegni sono qui esposti per un mese dopo il loro rientro dall’America.

Gli studi di Michelangelo includono i progetti più importanti che  lo hanno visto coinvolto, come la decorazione del soffitto della Cappella Sistina, la Nuova Sacrestia in San Lorenzo a Firenze per i Medici, e l’affresco del Giudizio Universale.

Per Michelangelo il disegno era qualcosa di fondamentale per l’arte visiva e per la sua creatività.

Nell’ultima parte della sua vita i suoi studi si spostano verso dei tempi religiosi pervasi di spiritualità.

 

Studi per la Pietà

In questi studi Michelangelo esplora differenti idee per la morte di Cristo e personaggi che lo sorreggono. Vediamo uno studio con due figure che sorreggono il Cristo. Gli altri studi, imbevuti di forte emozione, vedono la rappresentazione di due figure. Michelangelo svilupperà uno di questi per la Pietà Rondinini dal 1552 al 1564.

 

Studio pianta Tomba dei Medici

 

Studi per la volta della Sistina e per la tomba di Giulio II

 

Studio di busto

 

Studio Testa di Uomo barbuto urlante

 

Michelangelo