Sala dei Cavalli, Palazzo Te a Mantova di Giulio Romano

La SALA dei CAVALLI,  Palazzo Te a Mantova  – Giulio Romano e Bottega

 

Oggi vorrei soffermarmi sulla sala di un Palazzo interamente dedicata ai cavalli. Qui possiamo ammirare degli affreschi a grandezza naturale dei migliori cavalli di razza Gonzaga appartenuti alla famiglia di Mantova.

 

Sala dei Cavalli, parete con Morel Favorito

Gli interni dei Palazzo Te vengono decorati su progetto dell’artista romano, che si avvale di una serie di collaboratori, tra il 1527 e il 1528.

Alcuni vengono decorati con elementi già utilizzati nelle ville dei Gonzaga, come la Sala delle Imprese e la Sala dei Cavalli.

Quest’ultima ideata per prima, in un ampio spazio dove precedentemente c’erano le scuderie dei Gonzaga, viene adibita a sala di ricevimento e da ballo.

Le architetture e le lesene corinzie dipinte, incorniciano i sei splendidi esemplari di cavalli, i favoriti di Federico II, allevati dalla stessa famiglia.

 

Cavallo baio

I Cavalli dei Gonzaga erano molto famosi e conosciuti in tutta Italia, tanto che la razza di corte veniva allevata e diversi esemplari venivano poi venduti in tutto il paese. Poter montare un cavallo di razza Gonzaga era un solo onore e privilegio riservato ai re, duchi, papi e all’alto clero.

La celebrazione dei tanto cari cavalli dei Gonzaga era già stata introdotta nel Palazzo di Marmirolo e sarà poi ripresa anche nell’appartamento di Troia in Palazzo Ducale a Mantova.

Nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, di questi sei cavalli, due sono riconoscibili tramite i loro nomi scritti sui basamenti: Morel Favorito e Dario. I nomi di altri due cavalli, Bataglia e Glorioso, ci vengono forniti dalle fonti storiche.

I sei cavalli, tre grigi, 2 bai e uno morello, sono ritratti a grandezza naturale stagliati su uno sfondo paesaggistico e architettonico sempre gradito a Giulio Romano.

Morel Favorito e Dario, sono i due cavalli sul lato destro delle due pareti più grandi. Il primo, prende il nome dal colore del suo manto, cioè morello, mentre il secondo presenta un mantello chiaro, cioè grigio.

 

Sala dei Cavalli, Dario

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Lo sapevate che…

– Quasi tutti i cavalli hanno la pelle scura, tranne dove hanno macchie, come sul muso o nella parte bassa delle zampe, dove la pelle è rosa. Solo pochi cavalli completamente bianchi, chiamati albini, hanno la pelle rosa ovunque. La maggior parte dei cavalli che pensiamo siano bianchi in realtà sono grigi. Hanno la pelle scura, ed è ben visibile sul muso, attorno alla bocca.

Il colore degli occhi è solitamente uguale a quello del mantello. Dato che la maggior parte dei cavalli ha  la pelle scura anche gli occhi sono scuri. Solo nei casi degli albini e dei maculati gli occhi sono chiari –

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Sala dei Cavalli, Morel Favorito

 

Morel, ritratto sul suo profilo sinistro, presenta una corporatura robusta e lo sguardo di tre quarti rivolto allo spettatore. È ritratto nella giusta postura, con la zampa anteriore destra un po’ più indietro rispetto alla sinistra, ma diversa rispetto agli altri cavalli nella sala. Le redini della briglia sono poste quasi in cima al collo, e non al garrese come dovrebbe essere. La briglia è molto semplice rispetto a quelle negli altri affreschi. Porta un pennacchio nero ed un cuffino rosso; il primo è elemento puramente decorativo e di eleganza, il secondo, oltre ad essere elegante, dovrebbe proteggere le orecchie da insetti.

Gli zoccoli poggiano su un cornicione ad affresco davanti alle paraste corinzie.

Alcuni documenti presi in esame hanno rivelato che Morel Favorito, amatissimo da Federico II muore nel 1524, alcuni anni prima dell’esecuzione di Palazzo Te. È quindi probabile che il ritratto dell’animale nella Sala dei Cavalli, sia stato eseguito sulla base di un disegno preesistente o sulla copia di un ritratto. L’affresco viene eseguito probabilmente come ricordo del cavallo amatissimo da Federico e degno di comparire nella Sala dei Cavalli, con i migliori esemplari della razza Gonzaga.

Sala dei Cavalli, Palazzo Te. 1527-28 (fonte immagine Wikipedia)

Come tecnica esecutiva è stata realizzata esclusivamente l’incisione su cartone. Il cavallo è stato dipinto in un’unica giornata, comprendente anche la cornice e il basamento inferiore. Giulio ha avuto un ripensamento sul paesaggio, che viene rieseguito dopo una nuova stesura di intonaco su una precedente.

Accanto ai cavalli abbiamo una serie di nicchie abitate da personaggi illustri e divinità, sovrastate da riquadri che raccontano le fatiche di Ercole.

Nel soffitto ligneo a cassettoni intagliato e rivestito di foglia d’oro, sono rappresentate le imprese più care a Federico II: quella del Ramarro e quella del Monte Olimpo.

 

Una visita è di dovere. Per prima cosa per l’eleganza di Palazzo Te, e poi godervi lo splendore della città di Mantova,  una delle corti più amate del Cinquecento in Italia.

 

Soffitto ligneo a cassettoni

 

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