Giulio Romano, biografia e opere

GIULIO PIPPI, detto GIULIO ROMANO

(Roma ca 1499- Mantova 1546)

Ritratto di Giulio Romano, eseguito da Raffaello

Definito l’erede di Raffaello, artista di spicco del Manierismo, Giulio Romano con il suo gusto antico, colto e monumentale realizza tra le opere più importanti e significative del Cinquecento italiano.

Nasce a Roma intorno al 1499 -non abbiamo una datazione certa- e vi rimane fino al 1524. Molto giovane entra nella bottega del maestro Raffello Sanzio e ne diviene l’allievo prediletto. Insieme realizzano quadri ed affreschi in Vaticano e alla Farnesina. Alla morte del maestro urbinate -1520- Giulio diventa il suo erede continuando l’opera nella Stanza di Costantino e nelle Logge Vaticane.

Battaglia di Costantino a ponte Milvio, Stanza di Costantino. Eseguito da Giulio Romano (in parte su disegno di Raffaello). 1520-24. Palazzi Vaticani

 

Nella Stanza di Costantino, voluta inizialmente da papa Giulio II, si celebrano oltre alle vittorie del primo imperatore cristiano anche i papi e le loro virtù, dato che la stanza aveva funzione pubblica e di ricevimento.

Giulio, sostanzialmente mantiene lo stesso linguaggio pittorico, ma insistendo su citazioni classiche e perdendo la grazia tipica di Raffaello a favore di una maggiore monumentalità delle figure.

 

La seconda parte della sua vita è concentrata nella città di Mantova, dove si reca nel 1524 al servizio di Federico II Gonzaga -figlio di Isabella d’Este- grazie ad insistenti inviti da parte dell’amico letterato Baldassare Castiglione.

A Giulio viene affidata la risistemazione urbanistica della città, il riassetto di Palazzo Ducale, e la costruzione del Duomo e di Palazzo Te.

È il primo artista che inizia a diffondere il linguaggio della Maniera.

 

Palazzo Te 1525ca – 1535 ca
(fonte immagine: Wikipedia)

 

Sicuramente l’opera meglio conservata e più significativa è Palazzo Te ( il nome deriva dall’isolotto su cui sorge, detto “Tejeto”) pensata come luogo di divertimento e di rappresentanza, Giulio la concepisce come un’antica domus romana, che si sviluppa intorno ad un grande cortile. Soffermandoci al suo interno vediamo una delle tre facciate (la quarta non è stata terminata) con una serie di motivi classici e un’inosservanza dei canoni architettonici.

Lì possiamo immaginare il via vai degli inviatati alle feste di Federico II, i letterati, Giulio e la sua bottega indaffarati nella decorazione interna del Palazzo, ma anche le scuderie con i suoi esemplari di razza gonzaghesca.

Gli elementi architettonici, posti con estro e con la ricerca di un effetto di stupore, fanno di Palazzo Te uno degli esempi più avanzati di architettura manieristica.

Sala dei Cavalli. Giulio Romano e bottega. Palazzo Te 1527-28 (fonte immagine: Wikipedia)

 

Un linguaggio raffaellesco di forte impatto viene espresso nella decorazione interna. Il primo ambiente che viene concepito è la Sala dei Cavalli, eretta dove c’erano le scuderie della famiglia Gonzaga, con scopo di sala da ballo e accoglienza degli ospiti. A seguire la Sala di Psiche destinata a banchetti decorata con motivi tratti dalle Metamorfosi di Apuleio.

Sala di Psiche, Palazzo Te. 1526-28

La sala più famosa è sicuramente quella dei Giganti, realizzata tra il 1532 e 1535, dove la principale fonte di ispirazione è costituita dalle Metamorfosi di Ovidio, e nell’esaltare la vittoria di Giove sui ciclopi, c’è un riferimento a Carlo V che domina i suoi nemici. La sala è famosa anche per il gigante effetto d’ illusione ottica data dai suoi affreschi.

Sala dei Giganti, Palazzo Te, 1531-34
(Fonte immagine: Tripadvisor)

 

Sala dei Giganti, Palazzo Te. 1531-34
(fonte immagine: TripAdvisor)

 

Giulio Romano diventa così il massimo consulente artistico dell’Italia settentrionale, viene richiesto in più occasioni a Ferrara, Bologna, Milano e altri centri artistici.

A Mantova raggiunge un elevato status sociale, molto altro per un’artista di quell’epoca. Con Giulio Mantova torna ad essere uno dei principali centri di produzione artistica come ai tempi di Mantegna. L’artista raggiunge notorietà anche oltralpe, tanto che Francesco I di Valois cerca, invano, di ottenere la sua presenza a Fontainebleau.

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