Vita, opere e cavalli di Eugène Delacroix

Considerato il maggiore pittore romantico francese, Eugène Delacroix si guadagna l’appellativo di “Principe dei Romantici”. Le sue opere sviscerano la tragicità e la drammaticità che lui stesso vive in quel momento storico.

Contrariamente al suo rivale Ingres, che ricerca nelle proprie opere il perfezionismo del classicismo, Delacroix pone maggiore attenzione al colore e al movimento piuttosto che alla perfezione delle forme.

 

Nasce a Charenton-Saint Maurice il 26 Aprile 1798, dopo la morte del padre si trasferisce a Parigi dove inizia i suoi studi.

Nel 1815 entra nell’atelier del pittore neoclassico Pierre-Narcisse Guérin, la cui arte è in totale opposizione a quella del giovane Delacroix. Tuttavia questa sua formazione sarà la base della sua futura arte ed è qui che avviene l’incontro con Theodore Gèricault, il quale influenzerà il suo stile e lo spingerà verso la nascente pittura romantica.

Alcuni anni dopo abbandona gli studi accademici per intraprendere un percorso da autodidatta, studiando i capolavori riuniti da Napoleone al Louvre: Michelangelo, Tiziano, Raffaello, Giorgione e soprattutto Rubens, del quale ammira i ricchi colori.

La Barca di Dante

 

Nel 1822 debutta al Salon con Dante e Virgilio all’inferno (La Barca di Dante), tela di impostazione ancora accademica, ma originale nella stesura cromatica.

Due anni dopo, sempre al Salon, presenta un quadro di un avvenimento storico che lo aveva particolarmente colpito: Il massacro di Scio : la rivolta del popolo greco contro l’impero Ottomano scoppiata nel marzo del 1821. L’uso disinvolto del colore e la mancanza di un disegno preciso suscitano scalpore nel pubblico.

Il Massacro di Scio

Dopo un breve viaggio in Inghilterra, dove conosce personalmente Constable, torna a Parigi e vive gli anni più frivoli della sua vita; frequenta salotti e diventa amico di letterati come Balzac, Hugo e Stendhal.

La Libertà che guida il Popolo

Sua opera più conosciuta e nonché suo capolavoro è La Libertà che guida il popolo eseguita nel 1830. La tela è inspirata alle insurrezioni di Parigi avvenute dal 27 al 29 Luglio 1830, infatti Delacroix se ne andata in giro per la città come un cronista a raccogliere impressioni e appunti. In un primo momento la tela viene intitolata Il 28 Luglio 1830 e poi ribattezzata con titolo odierno. Nella grande opera suscita scalpore l’assenza della “gente per bene” e la sola presenza degli strati sociali più umili.

 

Nel 1832 parte al seguito del conte Mornay, diretto in Africa per un missione diplomatica promossa dal re Luigi Filippo. Dopo una sosta in Spagna la spedizione sbarca a Tangeri, per poi spostarsi a Meknes ed infine ad Algeri.

Viene immediatamente colpito dal fascino esotico dell’Oriente, che considera fin dall’inizio un luogo incantevole.

Donne di Algeri nelle loro Stanze

Fortemente affascinato dalla bellezza delle donne arabe –infatti si intrufola in un bagno turco per dipingervi le donne al suo interno e dare alla luce Donne di Algeri nelle loro stanze”– dagli scontri dei cavalieri beduini, ma soprattutto dalla tipica luce equatoriale, una luce intensa e abbagliante.

Tutto ciò che vede durante il suo soggiorno africano viene immortalato in sette taccuini pieni di schizzi che sviluppa una volta tornato a Parigi. Tre di questi sono oggi conservati al Louvre di Parigi ed uno al Musée Condé di Chantilly.

Beduino che sella un cavallo

 

I cavalli diventano veri protagonisti in una serie di suoi dipinti, dove studia e allo stesso tempo resta estasiato nel vedere questo rapporta tra cavallo e cavaliere. Il cavallo non era solo un mezzo di lavoro, ma amico e compagno dell’uomo.

Inoltre il fascino del purosangue arabo cattura l’attenzione di Delacroix, per la sua fisionomia nobile, dal busto fine e per il suo carattere.

 

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Lo sapevate che…

 

La razza Araba è una delle più antiche al mondo. Il cavallo arabo presenta un portamento elegante, un movimento fluido e la tipica posizione della testa sempre alta –con un profilo camuso o concavo- lo rendono subito riconoscibile.

Gli Arabi sono stati allevati in origine nei deserti della penisola arabica, dove hanno vissuto per più di 4000 anni. Nel tempo si è sviluppato come un cavallo piccolo e veloce, ma anche forte e resistente. Li facevano correre per più di 450 km ed erano considerati possedimenti di gran valore.

Il loro colore è principalmente sauro, baio chiaro e grigio.

 

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Cavaliere arabo che dà un segnale, 1851 conservato al Chrysler Art Museum di Norfolk in Virginia

Nel dipinto il cavallo è ritratto mentre gira la testa verso il suo cavaliere, che seduto in sella è voltato e agita il braccio verso altri beduini sullo sfondo del dipinto. Il cavaliere ha molta padronanza del suo destriero tanto da lasciare lunghe le redini. Sembra che l’animale sollevi da terra le due zampe esterne, ma è più probabile che, arrivando dalla discesa alle sue spalle, stesse scivolando con coi i posteriori alzando l’anteriore esterno.

Cavaliere arabo che dà segnale

Colori caldi e sgargianti corredati da riflessi producono un gioco cromatico che riesce a darci la piena consapevolezza del luogo così tanto “diverso” e amato dal pittore francese che vuole farci conoscere.

Nella tela Delacroix ci trasmette tutto ciò che lo aveva colpito nella sua conoscenza del cavallo arabo in Africa.

Cavalli arabi che combattono

 

 

 

 

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