La chiesa di Santa Sofia a Istanbul

Un luogo magico, quasi incantato. Entrando in Santa Sofia sembra di essere in un’altra epoca. Oggi come allora colpisce la decorazione e la luce dell’interno, ma sicuramente notevole è anche la parte esterna per le sue dimensioni. Pensate che non esiste un altro edificio bizantino che sia grande neppure la metà di questo.

Fondata nel 326 Costantinopoli (l’attuale Istanbul), definita la “Nuova Roma”, nonché seconda capitale dell’Impero Romano, aveva indubbiamente bisogno di una chiesa che la rappresentasse. Una chiesa che potesse rivaleggiare con la splendida basilica di San Giovanni in Laterano, che lo stesso Costantino aveva appena offerto al pontefice di Roma.

La prima Santa Sofia -Divina Sapienza- nota semplicemente come la Chiesa Grande ( Megalē Ekklēsia) fu costruita da Costantino, o più probabilmente da Costanzo II, e dedicata nel 360.

Da qui iniziarono le vicende della chiesa più grande dell’epoca. L’edificio presentava una copertura lignea, ma venne distrutta nel 404. Poca fortuna ebbe anche la seconda ricostruzione di Santa Sofia, che venne rasa al suolo durante la rivolta di Nika, nel 532, con numerosi altri edifici e il centro della città.

I lavori ricominciarono speditamente e cinque e anni e mezzo più tardi, il 27 Dicembre 537, la chiesa fu dedicata solennemente.

Un monumento di tale complessità non poteva essere elaborato solo sulla teoria, per questo l’imperatore scelse come architetti i due matematici Antemio di Tralles e Isidoro da Mileto.

 

LA CUPOLA

Nonostante la grande competenza degli architetti bizantini come costruttori di cupole, quella di Santa Sofia con i suoi 31 metri di diametro sui pennacchi, era un’impresa mai tentata prima di allora. Infatti già in corso d’opera si verificarono delle deformazioni strutturali. La cupola a sesto ribassato, esercitò una fortissima pressione verso l’esterno fino a crollare nel 558, ed essere subito ricostruita da Isidoro il Giovane.

La Cupola

La cupola che oggi vediamo è essenzialmente quella giustinianea, alcune parti crollarono e furono ricostruite nei secoli successivi, senza però alterare il disegno di Isidoro il Giovane.

 

L’INTERNO

Santa Sofia ha una pianta rettangolare con una piccola abside di forma poligonale opposta all’ingresso. L’interno si presenta luminoso grazie alla decorazione monumentale, realizzata in gran parte da mosaico d’oro su tessere di dimensioni assai ridotte per rifrangere la luce solare.

La decorazione era sostanzialmente aniconica, dominavano il simbolo della croce e motivi vegetali classici.

Aniconiche erano anche le splendide decorazioni dei plutei in marmo proconnesio.

Santa Sofia, interno

 

 

I MOSAICI

Dopo la ripresa del culto delle immagini si sentì forte il desiderio di inserirle anche nella Grande Chiesa, la quale custodisce una serie spettacolare di mosaici figurativi eseguiti tra l’867 e il 1356.

Rispettando la gerarchia stabilita dalla chiesa abbiamo: il Pantocratore nella cupola, la Vergine Maria nel catino absidale, santi e patriarchi al di sotto della vita di Cristo.

La Vergine in trono con Bambino eseguita nell’abside, perfetta nella sua esecuzione e cura dei dettagli risulta però troppo piccola per il contesto in cui si trova.

Vergine in trono con Bambino, catino absidale

Cristo Pantocratore

La raffigurazione di Costantino e Giustiniano che offrono rispettivamente la città e la chiesa alla Theotokos, non è ancora stata datata con precisione.

Costantino e Giustiniano

 

Databile tra il 1118 e il 1122 è invece il mosaico raffigurante Giovanni II Comneno e Irene ai lati della Theotokos. Ponendo attenzione ai loro ritratti notiamo che hanno forte carica espressiva e non si tratta di volti idealizzati ma di veri e propri ritratti.

 

Giovanni II Comneno e Irene ai lati della Theotokos

 

Nella grande Deesis Cristo, Maria e Giovanni Battista sono quasi il doppio del vero, realizzati nella campata  centrale della galleria sud, proprio di fronte al luogo dove si è fatto seppellire il Doge Dandolo, primo conquistatore di Costantinopoli, le cui ossa vennero riesumate e bruciate nel 1261.

 

grande Deesis

Alla base delle tre figure abbiamo dei frammenti non ben identificati, forse il Cristo in trono o il resto del paramento imperiale di Michele VIII Paleologo (1259-1282) ai piedi del Pantocratore.

La maggior parte del ciclo musivo della Grande Chiesa ci è nota grazie ai disegni e agli acquerelli eseguiti da Gaspare e Giuseppe Fossati, architetti svizzeri di formazione milanese, dal 1846-47,  chiamati dal Sultano Abdülmecid I (1839-1861)  per restaurare Santa Sofia.

 

Giovanni V Paleologo su schizzo di Gaspare Fossati

 

Non è facile farsi un’idea dell’interno di Santa Sofia in età bizantina, quando la trasformazione in moschea ha cancellato gli arredi e gli apparati liturgici del tempio cristiano.

Impossibile cogliere in un unico sguardo tutta la bellezza dell’interno della chiesa. Santa Sofia è permeata di un senso di mistero dato dall’illuminazione che rende forte il contrasto fra luci e ombre.

Il gioco di incroci dei fasci luminosi proveniente da diverse direzioni, lo splendore dei materiali, gli intagli marmorei non hanno uguali nel mondo bizantino né in quello occidentale. Diventata moschera dopo la conquista dei turchi nel 1453, è oggi un museo nonché uno dei luoghi più amati e visitati dagli storici dell’arte e dai turisti.

Se non lo avete ancora fatto, organizzate un viaggio ad Istanbul perdetevi nel mistero di Santa Sofia e fatemi sapere cosa ne pensate!

 

 

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