Breve Biografia di Caravaggio

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571 studia nella bottega di Simone Peterzano, artista di cultura veneta allievo di Tiziano. A circa vent’anni si stabilisce a Roma dove rimane fino al 1606 quando uccide un rivale in una partita di pallacorda; si trova così costretto a fuggire a Napoli, poi Malta e in Sicilia. Muore, mentre sta per fare ritorno a Roma per chiedere il perdono al Papa, perdono che gli era già stato conferito, ma Caravaggio muore in circostanze misteriose, forse di febbri malariche, a Porto Ercole, senza mai saperlo.

Indubbiamente ha trascorso una vita disperata e violenta. La sua arte punta al vero, non si vuole distaccare dalla realtà per rappresentarla, ma si immerge per viverla. Come ben sappiamo alcuni dei suoi quadri sono stati rifiutati, criticati e hanno più volte suscitato scalpore. I soggetti che il Merisi utilizzava spesso erano gente di strada, poveri e prostitute.

Degli anni in cui vive a Milano non abbiamo alcuna produzione, ma nelle sue opere romane mette in atto tutto ciò che aveva studiato e visto al nord come Giorgione, Tintoretto, Lotto, Moretto, Savoldo e i Campi.

 

Intorno al 1592 giunge a Roma dove lo troviamo presente presso la bottega del Cavalier d’Arpino, ma il suo animo già tormentato ed insofferente lo porta a stare per conto proprio, realizzando quadri come La Buona Ventura e I Bari, dove pone attenzione alle scene di vita quotidiana.

 

Diventerà così il favorito dell’ambasciatore a Roma del Granduca di Toscana, il Cardinale Francesco Maria del Monte, che lo ospiterà nella sua elegante dimora. A questi anni risale La Canestra di Frutta, presente nelle raccolte del Cardinale Federico Borromeo nel 1607.

Della prima fase della sua carriera artistica ricordiamo Fanciullo con canestro di frutta, il Bacco degli Uffizi e il Ragazzo morso da un ramarro. In questi volti possiamo ritrovale l‘autoritratto di Caravaggio.

Degli ultimi anni del 1500 è il Riposo durante la fuga in Egitto.

 

La sua prima importante commissione pubblica avviene in San Luigi dei Francesi dove decora la Cappella Contarelli (1599-1600).

Il cardinale francese Mathieu Cointrel (Matteo Contarelli) acquista la suddetta cappella e la vuol far decorare con storie della vita del santo suo omonimo: il Martirio di San Matteo, la Conversione di San Matteo, e San Matteo e l’Angelo.

Comincia dal dipinto più affollato di personaggi: il Martirio. Il carnefice al centro sta per sferrare il colpo mortale al santo sdraiato a terra, l’angelo si precipita dall’alto donando al martire una palma, simbolo del martirio. In uno dei personaggi presenti, in fondo a sinistra, ritroviamo l’autoritratto dello stesso Caravaggio.

 

Nella Vocazione rappresenta un tema sacro in un ambiente quotidiano. Il raggio di luce che taglia la scena, accentua il gesto di Cristo – omaggio alla mano di Adamo nella Cappella Sistina affrescata da Michelangelo. La finestra anche lei grande protagonista della scena, mette in dubbio se i personaggi del Caravaggio si trovino all’interno di una struttura o meno.

 

San Matteo e l’angelo viene eseguita due volte. Il primo dipinto, già a Berlino e distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, era stato rifiutato perché sembrava che Matteo fosse ritratto da analfabeta, in quanto l’angelo stesso conduceva la mano del santo nella scrittura del Vangelo. Nella seconda riproduzione la scena è raffigurata con toni più armonici e di ispirazione religiosa.

 

Nel settembre del 1600 riceve la commissione di due dipinti per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo: Crocefissione di San Pietro e la Conversione di Saulo. I dipinti dovevano decorare le pareti laterali della cappella, con al centro la Vergine Assunta di Annibale Carracci. Della Conversione di Saulo esiste un’altra versione su tavola, oggi facente parte della Collezione Odescalchi Balbi a Roma.

 

Ultima opera che esegue prima di lasciare Roma, è la Morte della Vergine dipinta per la cappella dei Cherubini nella chiesa di Santa Maria della Scala dei carmelitani scalzi. La pala viene rifiutata perché priva di decoro, inoltre la Madonna viene raffigurata con il ventre gonfio, secondo alcuni perché ritrae una prostituta annegata nel Tevere, secondo altri perché utilizza il modello di una prostituta morta in gravidanza. Il quadro viene acquistato da Rubens per conto di Vincenzo I Gonzaga. Il labile scorcio luminoso provenire dall’alto accentua l’effetto di verità e drammaticità della scena. Siamo al cento della maturazione artistica del Merisi; drammaticità che accentuerà ancora di più nelle opere eseguite durante il suo esilio al Sud.

 

Malta: dipinge la Decollazione del Battista (1608) per la Chiesa di San Giovanni dei Cavalieri di Malta. Episodio di inaudita violenza espressiva, ambientato nel tetro cortile di una prigione, il Battista a terra agonizzante, con le mani legate dietro la schiena, sta per ricevere il colpo di grazia dal boia. Agghiacciante è il particolare con la sua firma nella pozza del sangue del Battista. Questo particolare rispecchia sicuramente lo stato d’animo del pittore lombardo.

 

Il suo peregrinare al Sud continua con la città di Napoli, dove esegue la Flagellazione, opera ispirata alla Flagellazione di Sebastiano del Piombo a Roma, imbevuta di drammaticità e brutalità, tutto l’opposto dell’opera romana cinquecentesca. Le sette opere della Misericordia, animata da un contenuto fervore e da un ritmo serrato.

In Sicilia realizza la Resurrezione di Lazzaro per la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo dei Pisani a Messina.

 

Una delle ultime opere del Merisi è il Martirio di Sant’Orsola (1610), commissionata da Marcantonio Doria. Come era sua abitudine il Caravaggio coglie il momento in cui Attila ha scoccato la freccia e ha colpito il petto della bellissima principessa. Il volto che sporge dietro le spalle di Orsola è l’autoritratto del pittore.

 

 

Purtroppo le notizie biografiche sono scarne o contradditorie, e in alcuni casi è difficile dare un’esatta cronologia delle opere.

Caravaggio è stato uno degli artisti che ha cambiato la storia dell’arte, dando una svolta nel suo periodo e distaccandosi completamente dalla corrente manierista. Artisti da tutta Europa affluivano a Roma per poter ammirare le sue opere e vedere il cambiamento artistico che stava coinvolgendo in quegli anni l’Italia. Già negli anni quaranta del 1600 Caravaggio era stato dimenticato e così sarà per alcuni secoli. Sarà solo Roberto Longhi nel 1910 a studiare e riscoprire l’arte del maestro milanese.

 

 

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